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C’è un problema!

Dunque… i problemi certo sono più di uno ma oggi ce ne è uno in particolare e lo affronterò con 2 o 3 lacrime di rabbia e delusione ma anche di autoironia:
ODIO IL MIO LAVORO!
Lo so che è un problema comune a molti e ognuno ha la sua storia interessante da raccontare ma ora vi dico la mia, in sintesi:

LAVORO PER 2 FRUSTRATE, MALEDUCATE E MENO IN GAMBA DI ME, E SE POTESSERO MI SCAMBIEREBBERO PER UN AUTOMA O UN CANE AMMAESTRATO.

Andare a lavoro la mattina è come decidere di mettersi i tacchi a spillo, sai che farà male ma è inevitabile! Ma il peggio è che devi metterle tutti i santi giorni dal lunedì al sabato queste dolorose scarpe e il premio finale arriva giusto a fine mese e non è neanche un granchè.

Questo strano governo italiano ha parlato di eliminare il contratto di lavoro nazionale e promuovere i contratti individuali… es: “2 banane e una pacca sulle spalle per lavorare qui, ok? No? Avanti il prossimo!”

Io sono avvilita: già così, sotto l’apparenza evoluta della società, la distinzione di classe esiste e si fa sempre più pesante, figuriamoci nel caso in cui…UFF! Non voglio neanche immaginare… come minimo cambio cittadinanza e patria, senza rimpianti!

Ah! Dite che le distinzioni di classe non esistono più?

Ok, allora fate una prova e per 1 anno, senza entrate extra o aiuti da nessuno, provate ad essere un lavoratore qualsiasi, non un quadro, non un genio, provate ad essere me, per esempio.

Hai una divisa: pantaloni neri e maglia nera, generosamente offerta dai titolari,

non puoi indossare accessori non graditi alla titolare,

non puoi indossare gli stivali perchè la titolare non li ama,

non puoi indossare sandali che siano alti, bassi, eleganti, casual, su piedi curati o su piedi focomelici, a meno che tu non sia la figlia e consociata della titolare,

non puoi avere un deodorante o un profumo non approvato dalla titolare e neanche i pantaloni al ginocchio o le braccia scoperte o un lupetto o foulard colorato (per colorato si consideri anche il marrone scuro o il blu notte o il color carne, tutto ciò che non è nero),

non puoi pettinare i capelli con il gel, né tagliarli o tingerli troppo o comunque in modo non approvato dalla titolare,

non puoi mangiare aglio o cipolla durante la settimana,

non si possono usare le espressioni “è rimasta\o…” anche se effettivamente mi chiedi A ed è stata venduta e c’è B e tu mi dici che non vuoi B, anche se passi lì e mi chiedi ” che è rimasto?” io non posso dire “è rimasto questo” e nella remota ipotesi che mi sfuggisse sicuramente la titolare sarebbe lì in zona e mi direbbe con la sua vocetta stridula e e la sua isterica “erre moscia”:”Alessandgra, che cosa sta dicendo!”

“Alessandgra, che cosa sta dicendo!” se dico che “nel nostro outlet troverà certo qualcosa, magari è un po’ disassortito di taglie ma la sua mi pare ci sia!”

“Alessandgra, che cosa sta dicendo!” se dico a una collega scherzando che “l’ultima taglia di quel maglioncino che faceva al caso tuo l’ho comprata io!”

“Alessandgra, che cosa sta dicendo!” se chiedo “questo va qui?”

“Alessandgra, che cosa sta dicendo!” se rispondo alla titolare “Non è nel mio stile ma l’importante è che piaccia alle clienti”

O mio dio! Quante ancora ne ho da raccontare!!!!

Ma ora devo proprio tornare a lavoro e so che voi mi capirete! Ma questo è certo un arrivederci a presto.

Dimenticavo! Lavoro in una delle boutiques per bambini più chic d’Italia con annesso una non all’altezza boutique da donna…

Ciaooooooo, vado!

 

Posted in Confessioni di una mente pericolosa.

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